Valutare l’autostima a scuola: il TMA

L’importanza dell’autostima è sempre stata evidente a tutti coloro che lavorano con i bambini. È  difficile, infatti, rimanere a stretto contatto con i più piccoli senza preoccuparsi dei loro sentimenti riguardo a se stessi come esseri umani. È importante che le scuole comincino ad insegnare ai bambini ad essere consapevoli delle qualità che possiedono. Utilizzando anche dei test standardizzati per misurare l’autostima, le istituzioni possono migliorare l’immagine di sé di ciascun bambino.

Che cos’è l’autostima?

Analizzando la letteratura psicologica si possono riscontrare molte definizioni diverse dell’autostima e dare una definizione univoca di questo concetto non è facile considerato la lunga storia di elaborazioni teoriche. Uno dei primi autori ad occuparsi del concetto di autostima o “amore per se stessi” fu W. James, nel 1890, il quale la definì servendosi di un’equazione: “autostima = successo/aspettative” (Bracken, 2003), ossia l’autostima è il risultato del confronto tra successi concretamente ottenuti e corrispondenti aspettative. L’importanza di queste formulazioni è ancora oggi visibile nell’ampio accordo e consenso mostrato dai diversi autori che hanno succeduto James nello studio dell’autostima, i quali però, si sono discostati dalla sua idea promossa di un costrutto unidimensionale, globale. Infatti, “benché James considerasse l’autostima molto legata ai successi concreti di una persona, la sua formula trascurava di prendere nella necessaria considerazione l’effetto dei fattori ambientali che contribuiscono a migliorare o peggiorare le prestazioni. La mancata considerazione da parte di James degli effetti interattivi che si verificano tra l’individuo e il suo ambiente ebbe il risultato di situare il Sé in una dimensione esclusivamente intraindividuale senza riconoscere l’importante influenza dell’ambiente (fisico, educativo, sociale, culturale) sul comportamento umano” (Bracken, 2003) che contribuisce a migliorare o peggiorare le prestazioni.

Numerosi autori rilevano che è la discrepanza tra Sé percepito e Sé ideale che crea problemi di autostima. Infatti maggiore è la percezione della discrepanza tra i due Sé, minore sarà il livello di autostima; viceversa, minore sarà la percezione della discrepanza tra i due Sé, maggiore sarà il livello di autostima. Avere alta autostima significa possedere una visione “sana” di sé, ossia riconoscere realisticamente di avere difetti e carenze, ma non essere ipercritici nel valutarli, impegnarsi per migliorare le proprie aree di debolezza, apprezzando nello stesso tempo i propri punti di forza. Al contrario, avere bassa autostima significa riconoscere esclusivamente le proprie debolezze e trascurare i propri punti di forza, reagendo con comportamenti di falsa sicurezza per dimostrare a se stessi e agli altri di essere all’altezza oppure evitare delle situazioni per paura del rifiuto da parte degli altri, (Pope, McHale, Craighead, 1992).

Le persone con alta autostima prima di intraprendere un’attività, risolvere un problema o affrontare una prova, appaiono in genere sicure di sé e sono convinte di avere buone probabilità di successo. Spesso infatti hanno alle spalle una storia di precedenti successi che alimentano le loro rosee aspettative, ma anche quando in passato sono incappati in qualche delusione rispetto a compiti simili, tendono a pensare che “stavolta andrà bene”. Per questi soggetti le situazioni e le prove difficili risultano stimolanti, sono una sfida da raccogliere per dimostrare a loro stessi e agli altri che sono in gamba. Inoltre quello che vogliono non è semplicemente riuscire a cavarsela, ma eccellere, vogliono distinguersi e superare i loro risultati precedenti, conquistando obiettivi sempre più elevati.

Le persone con bassa autostima si trovano nella situazione opposta: prima di ogni prova, si sentono ansiose e preoccupate, vorrebbero tanto “darsela a gambe”. Hanno molti dubbi sull’esito dei loro sforzi, non hanno fiducia nelle loro capacità, del resto, l’esperienza passata non suggerisce loro pronostici favorevoli. Ma anche quando un iniziale risultato positivo dovrebbe incoraggiarli a sperare, entrano nel panico. Non vedono quindi le prove come stimolanti sfide, ma come minacce per la loro autostima, occasioni in cui rischiano di dimostrare di non essere abbastanza capaci, interessanti, intelligenti. Dati questi timori non aspirano certo a conseguimenti eccezionali, basterebbe loro rientrare nella media, non risultare troppo inadeguati. Essendo portate a “dare per persa la partita” prima ancora che sia finita, tendono ad impegnarsi poco, ad essere sopraffatte dall’ansia e a non persistere nei loro sforzi se i primi tentativi sono inefficaci”, al contrario degli individui con alta autostima i quali, pur essendo soddisfatti di loro stessi, lavorano per migliorare aspetti percepiti come fonti di debolezza, (Altieri M., 2008). A tal proposito, M. Altieri (2008) propone uno schema (Fig. 1) che riassume e sostiene quanto precedentemente asserito sul circolo vizioso che si instaura negli individui con bassa autostima.

circolo-bassa-autostima
Figura 1. Il circolo vizioso della bassa autostima.

Un’autostima sana è sempre stata considerata particolarmente importante nei bambini, perché è in età infantile che si gettano le basi delle percezioni che si avranno di sé nel corso della vita e, oltre ad essere una componente base della salute mentale, l’autostima appare associata ai successi scolastici (ibidem). Invece una bassa autostima è menzionata come una caratteristica associata a molti disturbi infantili come i disturbi dell’attenzione caratterizzati da impulsività e disattenzione e i disturbi fobici connessi a comportamenti di evitamento.

L’autostima  è qualcosa che dipende dagli individui stessi, è un modo di sperimentare se stessi quando si utilizzano bene le risorse personali. Diversi ricercatori, (Pope, McHale, Craighead, 1992) hanno rilevato una correlazione positiva tra buona autostima e voti più alti a scuola. Non si può tuttavia essere certi che un’alta autostima sia predittrice di buoni voti, o che sia vero il contrario anche se, come rappresenta la figura 1, è pur vero, che l’impressione che il bambino ha della propria performance scolastica, influenzerà per certo la valutazione di se stesso e, inversamente, le convinzioni che egli ha di se stesso avranno un forte impatto sull’efficacia della sua performance.

Valutare l’autostima degli allievi: il TMA.

Pur essendo l’autostima un ambito molto studiato, gli strumenti a disposizione per misurarla non sono molti e la maggior parte di essi appartiene alla letteratura straniera. Lo strumento più idoneo a indagare quelle aree che più di altre sono in relazione con il costrutto che intendiamo valutare è stato il TMA (Test di valutazione multidimensionale dell’autostima) (B. A. Bracken, 2003).

Il TMA è basato su un modello gerarchico dell’autostima nel quale le varie dimensioni che costituiscono l’autostima sono interconnesse. Classicamente la struttura gerarchica del TMA è raffigurata (fig.2) con l’autostima globale al centro del modello e le varie dimensioni specifiche si sovrappongono in parte sia tra di loro sia nel nucleo dell’autostima globale.

tma
Figura 2. Modello multidimensionale dell’autostima.

Il TMA è un test composto da 150 items, somministrabile individualmente o in gruppo,  “costruito per essere uno strumento di valutazione globale in grado di facilitare la diagnosi clinica di ragazzi di età compresa tra i 9 e i 19 anni.[…] può essere usato per valutare sia l’autostima globale sia le singole misure di ciascuna delle sue sei dimensioni.” (Bracken B.A., 2003).

Inoltre il TMA attraverso la rilevazione del livello di autostima in ciascuna delle sei dimensioni può fornire un modello interpretativo, per valutare l’adattamento socio emozionale del bambino e dell’adolescente e per diagnosticare eventuali difficoltà di adattamento.

Il costrutto psicologico che viene misurato dallo strumento rappresenta, l’insieme delle valutazioni apprese che l’individuo esprime a proposito di se stesso sulla base dei propri successi e fallimenti, dei modi in cui gli altri hanno interagito con lui e hanno reagito nei suoi confronti.

Il test valuta tutte le sei aree in cui l’autostima viene tipicamente suddivisa:

  • Le relazioni interpersonali: la scala misura come  il ragazzo valuta i suoi rapporti sociali, con i pari e con gli adulti. L’autostima interpersonale dei ragazzi è influenzata dalle reazioni delle altre persone, dal grado in cui tali contatti avvengono in modo positivo e dalla loro capacità di raggiungere obiettivi tramite interazioni sociali riuscite.
  • La competenza di controllo sull’ambiente: la scala misura la sensazione di essere in grado di dominare gli eventi della propria vita. Essi valutano l’efficacia delle proprie azioni e traggono generalizzazioni sulla propria competenza nei vari ambiti sulla base dei successi e dei fallimenti in questi tentativi.
  • L’emotività: la scala misura la capacità di riconoscere, descrivere, controllare e valutare gli schemi di reazione emotiva. Le reazioni emotive dei ragazzi si diversificano a seconda che i loro comportamenti precedenti siano stati rinforzati o puniti e sulla base delle loro reazioni alle valutazioni personali e sociali del loro comportamento.
  • Il successo  scolastico: la scala misura come il ragazzo, nel contesto scolastico, valuta i suoi successi reali e le sue esperienze relative a diverse attività quali frequentare le lezioni, fare i compiti a casa, discutere sulla giornata scolastica, programmare il lavoro scolastico futuro, ecc..
  • La vita familiare: la scala valuta le relazioni che il ragazzo ha con la famiglia, il grado in cui si sente amato e valorizzato. Bracken utilizza il  termine famiglia riferendosi ad  ogni persona dalla quale il ragazzo dipende per l’assistenza, la sicurezza e l’educazione che può essere una unità familiare tradizionale oppure una famiglia allargata o una famiglia adottiva o qualunque altra combinazione che rispetti le caratteristiche delle interazioni familiari.
  • Il vissuto corporeo: la scala misura come il ragazzo valuta il suo aspetto e le sue capacità fisiche e sportive. Bracken afferma che le persone sono i loro corpi ed essi ricevono continui feedback diretti ed indiretti sulla loro condizione corporea. La bellezza e le attrattive, la bravura fisica, l’abbigliamento, l’altezza, il peso e la salute sono tutti attributi corporei ai quali tutti prestano attenzione.

Nel modello del TMA individuato da Bracken, il processo di valutazione si basa su informazioni provenienti da due prospettive (quella personale e quella degli altri) e da quattro standard (oggettivo, intraindividuale, sociale e ideale). Nella prospettiva personale possiamo osservare che la persona ricava informazioni su se stesso attraverso l’interazione diretta con l’ambiente. Al contrario, con la  prospettiva degli altri, osserviamo che il comportamento può essere elaborato attraverso la percezione e la valutazione di altre persone, cosicché l’osservazione e l’imitazione forniscono le basi per l’autovalutazione nella prospettiva altrui. Per quanto riguarda i quattro standard per valutare i propri comportamenti troviamo che lo standard oggettivo, il bambino valuterà se è riuscito o meno nel compito prefissato basandosi sull’accettabilità di un risultato ottenuto. Con lo standard intraindividuale si confronterà rispetto al successo/insuccesso generale ottenuto. Attraverso lo standard sociale valuterà la sua performance in base a quella altrui e sullo standard ideale baserà la sua valutazione della prestazione che ritiene dovrebbe essere capace di eseguire.

Il Tma è un ottimo strumento da utilizzare per la valutazione di progetti di educazione alle emozioni e di counseling psicologico all’interno delle scuole. Tali progetti possono essere ideati e realizzati con lo scopo di accrescere il livello di autostima dei bambini e la valutazione di quest’ultima potrebbe consentire di monitorare e modificare gli interventi per aumentarne l’efficacia.

Bibliografia

Altieri, M. (2008), La fobia sociale è un disturbo realmente considerato? in Psicoterapia cognitiva e comportamentale, vol. 10, n. 3, p. 237.

Bracken, B. A.  (2003), TMA. Valutazione multidimensional dell’autostima, Erickson, Trento.

Pope A., McHale S., Craighead E. (2002) Migliorare l’autostima. Un approccio psicopedagogico per bambini e adolescenti, Edizioni Erickson, Trento.

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