Il bambino come uno scienziato

bambino-come-scienziatoLa teoria di Jane Piaget la si può considerare la spiegazione più completa del modo in cui i bambini comprendono il mondo. Piaget è stata la voce dominante nella psicologia dello sviluppo nel XX secolo. Svizzero di nascita, con la sua gran mole di idee e osservazioni ha rivoluzionato il modo in cui gli adulti pensavano ai bambini e al loro sviluppo cognitivo. Piaget non conseguì qualifiche in psicologia, era specializzato in biologia e nutriva grande interesse per l’epistemologia, area della filosofia che studia l’origine della conoscenza, indagata attraverso un approccio evolutivo e con metodi psicologici. Egli tracciò il modo in cui i bambini acquisiscono gli strumenti basilari della conoscenza e li elaborano in strumenti sofisticati per potersi adattare all’ambiente. All’inizio della sua carriera collaborò con Binet, papà del quoziente intellettivo, ma ben presto si rese conto che il suo interesse non era diretto alla valutazione delle risposte fornite dai bambini ma a come questi giungevano a formulare tali risposte. Così Piaget elaborò una teoria dello sviluppo basata sul concetto di struttura cognitiva.

Le strutture cognitive sono i principi organizzativi del sistema cognitivo e riflettono le modalità di organizzazione dei dati, si modificano nel tempo e controllano il pensiero e il comportamento. Nello sviluppo avvengono modificazioni così importanti e cosi ben delineabili nel sistema cognitivo che si può parlare di stadi. Lo stadio corrisponde ad un periodo di tempo in cui il pensiero e il comportamento riflettono una modalità particolare di organizzazione dei dati. Da uno stadio all’altro, il bambino passa da risposte riflesse ad azioni sull’ambiente, a pensieri, trasformandosi in un individuo che agisce nel suo conteso. Gli stadi si susseguono secondo un ordine fisso e universale e ciascuno di essi deriva dal precedente, lo incorpora e lo trasforma.

Gli stadi sono 4: sensomotorio (0-2 anni): con la scoperta da parte del bambino delle relazioni tra i riflessi e lo sviluppo motorio; preoperatorio (4-7 anni): il bambino usa i simboli per rappresentarsi mentalmente gli oggetti; operatorio concreto (7-11 anni): il bambino inizia a padroneggiare la logica e si sviluppa il pensiero razionale; operatorio formale (12 anni in poi): si ha lo sviluppo del ragionamento astratto e ipotetico.

A questa prima fase di studi che la si può definire come il momento costruttivista, si sussegue un secondo filone di osservazioni e teorizzazioni in cui Piaget dimostrò l’esistenza di una differenza qualitativa tra il pensiero del bambino e quello adulto e che il concetto di capacità cognitiva (intelligenza) è legato alla capacità di adattamento all’ambiente. Ciò che spinge le persone a formare strutture mentali complesse e organizzate è il fattore d’equilibrio, proprietà intrinseca e costitutiva sia della vita organica che mentale. Lo sviluppo ha quindi un’origine individuale e i fattori esterni possono favorirlo o meno ma non ne sono la causa. L’adattamento è ottenuto attraverso le 2 invarianti funzionali: l’assimilazione e l’accomodamento. Con l’assimilazione il bambino incorpora una nuva conoscenza alle proprie strutture cognitive, con l’accomodamento si ha la modificazione delle strutture cognitive in funzione delle caratteristiche della realtà assimilata. I 2 processi operano sempre insieme in modo tale che l’ambiente venga interpretato alla luce delle strutture cognitive esistenti.

Uno dei punti di forza di questa teoria sta nel suo approccio orientato alla pratica. Gli aspetti più significativi del contributo teorico di Piaget allo sviluppo sono: lo sviluppo intellettuale come continuo a partire dalla nascita; i bambini sono apprendisti attivi e il pensiero dei bambini è qualitativamente diverso da quello adulto. Diventa così indispensabile riflettere attentamente sulle capacità del singolo bambino di affrontare specifiche esperienze. E’ proprio in questo senso che il contributo piagetiano diviene importante nell’ambito dell’istruzione e soprattutto nell’insegnamento della matematica e delle scienze. I bambini sono apprendisti attivi, la loro curiosità li spinge a esplorare, a sperimentare e scoprire da soli come funziona il mondo. L’idea di bambini seduti ai banchi mentre ascoltano passivamente l’insegnante è un sacrilegio per Piaget, in quanto, questi devono essere coinvolti attivamente, e più sono piccoli più è importante che abbiano la possibilità di apprendere facendo. Queste idee forniscono il principio base dell’insegnamento fondato sulla scoperta in cui il “mestiere d’insegnante” consiste nel creare un ambiente che si presta a una costruzione autonoma della conoscenza da parte dei bambini. Questa conoscenza, a differenza di quella impartita, è quella significativa e che allena il bambino ad essere un piccolo scienziato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...